ekojournal – Free Press – News ed Eventi del Nord Ovest » LETTI PER VOI » Storie speciali di persone normali di Marco Caneva

canevaIntervista a Marco Caneva
Marco Caneva è nato nel 1978 a Monza e ha trascorso parte della sua infanzia in Medio Oriente. Lavora nell’industria, nel campo dell’assistenza clienti, e ciò gli ha permesso di entrare in contatto con persone e culture di diversi paesi del mondo. Da queste esperienze di vita e comunicazione interraziale è nata la raccolta di racconti Storie speciali di persone normali, edita da Caosfera, in cui l’autore spazia dagli altopiani afgani alla rigida Korea del Nord, fino all’Italia, mostrando un’attenta cura per gli ambienti e la caratterizzazione dei personaggi, e un’acuta sensibilità per le delicate tematiche affrontate.

«Storie speciali di persone normali parla di svolte, di prese di coscienza, di coraggio. I personaggi dei dieci racconti, seppur diversissimi tra loro, hanno in comune la voglia di cambiare, di dare un senso alla loro esistenza. Pensa che le sue storie possano ispirare e spingere chi legge a trovare la forza di migliorarsi?».
Certamente, spero che le mie storie speciali possano sorprendere, far riflettere e magari i lettori si possano identificare  con qualcuno dei miei personaggi, e allo stesso modo vogliano cambiare e migliorare la propria vita. Comunque non scrivo con questo scopo, io scrivo quello che sento di dire al mondo che mi circonda, poi se il mio messaggio arriva e ispira ne sono molto felice.

«A quale personaggio dei suoi racconti vorrebbe assomigliare, e perché?».
Tutti i miei personaggi sono a me cari e ho voluto inserirli in questa raccolta perché credo che ognuno di essi abbia un messaggio da rivelare, o una virtù, magari rimasta sempre nascosta. Non vorrei assomigliare a nessuno in particolare, sono così diversi tra loro. Uomini, donne, ragazzi, genitori e figli, stranieri e italiani, amo tutti i personaggi che ho creato.

«In Storie speciali di persone normali affronta temi forti come la guerra, il razzismo, la violenza sulle donne, l’immigrazione, l’ecologia e la disabilità, e li restituisce con un punto di vista molto personale, a volte lirico, altre volte brutale. Ci sono stati racconti in cui ha sentito di essere entrato in un territorio troppo delicato, e ha pensato di non riuscire a rendere l’idea che aveva in mente?».
Qualche tematica è delicata, ne ero a conoscenza mentre scrivevo la mia storia speciale, così ho cercato soprattutto di renderla veritiera, informandomi sui termini tecnici più importanti. Forse questo lavoro è stato più difficile e necessario con il racconto “Centoventisette secondi” che tratta di disabilità e rivalsa.

«Quali sono le sue abitudini nella scrittura? Ha dei riti, dei posti preferiti in cui scrive, segue un programma, una scaletta o si fa trasportare dall’ispirazione del momento?».
Me lo chiedono ogni tanto, è una domanda che mi fa sorridere perché molto spesso il pubblico immagina gli scrittori sempre rinchiusi in buie soffitte polverose! Riti o luoghi preferiti dove scrivere no, anzi capita che mi vengano in mente quella frase o quel concetto tanto desiderati in un momento in cui sto facendo altro, quindi diventa molto importante la capacità di prendere appunti. Con lo smartphone, con matita e un pezzo di carta, con un registratore, tutto può tornare utile. Anche se questo è il mio primo libro, con la stesura di diversi racconti ho imparato nel tempo che molto importante è preparare subito prima di cominciare una scaletta, un breve sommario dei punti salienti del racconto, e tenere un sommario, per evitare confusione e mantenere una stesura il più lineare possibile.

«Raymond Carver scrisse: “Mi piace il salto rapido di un buon racconto, l’emozione che spesso comincia già nella prima frase, il senso di bellezza e mistero che si riscontra nei migliori esemplari; e il fatto che un racconto può essere scritto e letto in una sola seduta […]”. Il racconto è una forma di narrazione poco frequentata, eppure ha in sé grandi potenzialità. Perché l’ha preferito al romanzo, cosa le permette di raggiungere in termini di creatività?».
Ho deciso di scrivere questi racconti e inserirli in una raccolta perché con il racconto posso trattare in poco tempo una tematica che ho a cuore. Inoltre, essendo un’opera di lettura breve, credo che permetta di concentrare l’attenzione del lettore sull’argomento voluto. Credo che il racconto sia un po’ come una canzone: lo leggi in poco tempo, a volte basta il tragitto andata e ritorno di un pendolare,  ti emoziona, ti fa riflettere o ricordare bei momenti, termina, e se è piaciuto resta dentro.

«Storie speciali di persone normali comprende racconti molto intensi e drammatici, alcuni legati profondamente all’attualità, altri nati dall’immaginazione più sfrenata. Vuole raccontarci il suo punto di vista sull’opera?».
Ho scritto questi racconti con l’intento di portare l’attenzione dei lettori verso alcune tematiche che ritenevo dover condividere, per far passare del tempo lieto ma anche per far riflettere. Alcuni li ho scritti ispirandomi a vicende veramente accadute, quindi ho cercato di restare il più vicino possibile agli avvenimenti, mentre in altri l’ispirazione è partita da un’idea, un concetto, così ho dovuto inventare. Un esempio è l’ultimo racconto, “Futuro tremila”, che tratta di ecologia. Essendo ambientato nel futuro ho dovuto inventare tutto, anche i piccoli utensili di casa.

«I protagonisti delle sue storie sono persone comuni che compiono azioni speciali, siano esse edificanti o, a volte, contro la morale comune. Qual è il suo approccio alla delineazione di un personaggio, da cosa parte, quali fattori la influenzano?».
La traccia principale è la tematica del racconto. Su questa base delineo ambientazione e  i protagonisti, in modo da renderli funzionali alla storia. A volte la tematica è il personaggio descritto, il suo modo di essere e relazionarsi alla realtà che lo circonda.

«Quali sono i suoi prossimi progetti letterari?».
Dopo aver pubblicato questo libro di racconti ho voluto cimentarmi con un romanzo. Avevo nel cuore e nella mente una storia che era nata come racconto. Una volta terminato ho capito che potevo ampliare scrivendo qualcosa di più completo e ad ampio respiro. Mi è stato consigliato di sviluppare il racconto, così è diventato un romanzo. L’ho appena terminato, questo autunno ne saprete di più.