ekojournal – Free Press – News ed Eventi del Nord Ovest » LETTI PER VOI » La zanzara muta di Gianfranco Spinazzi

La zanzara muta di Gianfranco Spinazzi

Guardare il mondo con gli occhi della terza età tra ironia e drammaticità.

copertina-zanzara-mutaA cura di Isabella Molonia

Un intenso squarcio   sul mondo della terza età è quello che offre l’ultimo libro di Gianfranco Spinazzi. La zanzara muta è in grado di conquistare il lettore sin dalle prime battute,  grazie alla sua capacità di creare il giusto equilibrio tra suspense e coinvolgimento emotivo.

Il racconto, suddiviso in due parti in cui  si indaga sull’io interiore dei due anziani protagonisti,  nasce da una controversia mascherata dal bisogno di condivisione che accomuna entrambi,  i quali giunti agli ultimi gradini della propria esistenza fanno i conti con i rimpianti e i fallimenti  della vita vissuta.

L’incontro avvenuto per caso nel bar veneziano, Adone, gestito da un nano vestito alla belle èpoque,  mette in moto una vicenda dai risvolti assurdi e inaspettati. Il  “presunto” interesse comune per l’aeromodellismo  induce uno dei due anziani  ad invitare l’altro nella propria abitazione, ma in realtà  si tratta solo di una messa in scena. Il giorno dell’incontro, infatti, il padrone di casa colpisce il  suo visitatore con un colpo alla testa ,  non lo uccide ma lo trasforma in un ostaggio ignaro dell’ossessività dei pensieri  del suo avventore.

«Ogni uomo poteva essere quell’uomo», questo il chiodo fisso del “carceriere” abbandonato dalla moglie fuggita via con un altro uomo.   L’anziano vive infatti il dramma della solitudine  associato al tormento di non aver avuto figli . Il  malcapitato è invece un vedovo che ha soffocato il dolore per la perdita della moglie occupandosi della crescita dei figli ,trovatosi suo malgrado ad essere vittima delle angosce del sequestratore, con le quali finisce nel riconoscersi.

Il   costante andirivieni tra passato e presente   fa da contorno allo sprezzante dialogo  tra i due  protagonisti, apparentemente diversi ma con in comune il fardello della solitudine.

Il sequestratore è un uomo “troppo solo” e  disperato da interrogarsi con uno sconosciuto sull’insensatezza della  propria vita, generando nel suo “ospite” sentimenti di stupore e pena, ma anche occasioni per guardare alla propria vita con occhi diversi.

Il racconto, dalle sfumature drammatiche alleggerite da una buona dose di ironia, offre interessanti  spunti di riflessione sul mondo della terza età vista attraverso gli occhi di chi combatte ogni giorno contro i  fantasmi del passato e le  inquietudini della solitudine.

Entrambi incarnano la metafora della una zanzara muta: il bisogno di condivisione e la ricerca di aiuto nell’altro  possono liberare un’anima sola dal ronzio che la sovrasta.