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Intervista a Sylvie Freddi autrice di “Q502 300 anni dopo il grande esodo”

Sylvie Freddi ha collaborato nel 2015 con il collettivo Wu Ming per l’esperimento narrativo Tifiamo Scaramouche volume II Carne brucia.

copertina-q502Nel 2016 pubblica la raccolta di racconti noir Caffè Paszkowsky. Nel 2018 esce per Stampa Alternativa, nella collana Eretica, il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, una distopia in cui il futuro dell’uomo appare segnato dagli stessi errori che macchiano la civiltà odierna, ma con esiti più crudeli e irreversibili.

«In Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo riserva un posto particolare alla musica. In una scena del romanzo il protagonista Dylan cammina per le vie rumorose della città di Agra mentre ascolta una canzone che letteralmente scorre dentro di lui, alienandolo dalla realtà circostante. È la musica dei Flare, di cui possiamo anche leggere parte del testo. So che esiste davvero un gruppo con questo nome, e che avete collaborato nella stesura della canzone Sabbia rossa su Marte. Vuole dirci qualcosa in più su questo progetto, e se sarà parte delle presentazioni del romanzo?».

“Avevo appena scritto la scena dove Dylan, il protagonista, scende giù per una strada affollata di Agra la città su Marte, ma non ero soddisfatta, la scena era troppo lunga e in più mancava qualcosa. Ho pensato che lui potesse avere voglia di isolarsi dagli altri, ascoltare una musica. Cosi ho incontrato un gruppo di giovani musicisti torinesi molto bravi e professionali e ho proposto loro questo progetto che hanno accolto con entusiasmo.  La canzone dei Flare farà sicuramente parte di alcune presentazioni del libro.”

«Quando era piccola sua madre era appassionata della collana di fantascienza Urania, e insieme scrutavate il cielo in cerca di oggetti volanti. Un amore di lunga data che è all’origine del suo primo romanzo di fantascienza. La narrativa di genere è spesso vista come inferiore rispetto alla letteratura “pura”, in quanto si considera più di intrattenimento e meno impegnata della seconda. Cosa ne pensa di questa annosa questione?».

“Non ho mai prestato attenzione alla provenienza di genere di un romanzo, mi interessa invece la capacità di un libro di trasportarmi all’interno della sua storia.

Scrivere di fantascienza non è facile, bisogna fare un grande lavoro di ricerca scientifica e per tutto il romanzo devi rimanere fedele a quello che hai costruito. Dietro un libro di fantascienza c’è un importante sforzo intellettuale nel tentativo di capire le dinamiche sociali e inventive di oggi per poi proiettarle nel futuro.  Grazie al fantastico, l’autore può arrivare a raccontare oltre il visibile e oltre il legalmente narrabile.”

«Nel racconto Madredeus/2: abbandono, facente parte del volume collettaneo Tifiamo Scaramouche II Carne brucia dei Wu Ming, presenta una storia in forma epistolare ambientata nella Lisbona del 1755 di forte impatto emotivo. Collaborerà ancora con il collettivo Wu Ming?».

“Con i Wu Ming ho partecipato ad un esperimento letterario molto interessante e intelligente, sono sempre pronta per simili esperienze letterarie.”

«Ha sempre desiderato fare la scrittrice o aveva altri sogni? Ha frequentato corsi per migliorare la sua tecnica, o è un’autodidatta?».

Ho sempre amato ascoltare storie e raccontarle, ma sono passati anni prima che avessi la consapevolezza che volevo diventare una scrittrice.

Mi sono iscritta alla scuola di scrittura Omero di Enrico Valenzi e Paolo Restuccia e mi si è aperto un mondo. Mi hanno insegnato a eliminare senza pietà la scrittura superflua, a entrare dritto dentro il testo, ad avere una scrittura coraggiosamente forte.

Poi è arrivata la brutta malattia che paradossalmente ha fatto diventare il bisogno di scrivere ancora più urgente. Con un foulard che copriva la testa pelata postchemio sono arrivata fino a cinecittà dove ho seguito al Centro Sperimentale del Cinema un corso intensivo di sceneggiatura tenuto da Sergio Pierattini dove ho raffinato i dialoghi.”

«Se si considera il suo romanzo di fantascienza e il racconto scritto per il progetto dei Wu Ming, si nota come per lei abbia grande importanza l’atteggiamento dell’uomo di fronte alla Storia, il suo bisogno di combattere o altre volte di arrendersi ai grandi mutamenti della società e dell’ambiente in cui vive. Nel primo caso è l’umanità contro il progresso inevitabile e mal utilizzato della tecnologia, nel secondo è la lotta per la sopravvivenza a seguito di una devastante calamità naturale. Nei suoi lavori si muove agilmente tra passato e futuro, mettendo sempre al centro l’essere umano. Cosa possiamo ancora aspettarci dalle sue opere? Quali scenari esplorerà?».

“Sicuramente il mondo creato per Q502 continuerà a vivere. Ma immagino anche scenari più disparati, mi piace esplorare l’animo umano, sperimento spingendo i personaggi al limite per vedere come reagiscono. Ho il desktop tappezzato di racconti brevi alcuni terribili, altri divertenti, l’ultimo è la storia di tre persone morte in un attentato che si ritrovano nell’aldilà.

«Nella sua vita ha viaggiato molto, e vissuto in diversi paesi con usi e mentalità diverse, quali Portogallo ed Egitto. Quanto ha contribuito questa vita raminga nel suo essere autrice?».

“Il viaggio ha contribuito tantissimo, alimentando il mio mondo del fantastico. Mi ha permesso di calarmi in diverse culture e osservare il mondo da altri punti di vista.

In Q502 ci sono molti riferimenti al Cairo: Bulaq il quartiere malfamato di Agra è il nome di un suq al Cairo; Maadi il quartiere dove ho abitato, ha dato il nome ai maadiani, un gruppo geneticamente modificato su Marte; ho trasformato Niqab, il nome del pesante abito nero che fa vedere solo gli occhi, in Qinab nome di una casta di scienziate.”

«Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo è un romanzo che si apre a diverse letture, e che contiene in sé molte suggestioni e, nonostante sia ambientato nel futuro, molti rimandi alla vita e ai problemi del nostro tempo. Ci racconta la gestazione dell’opera, i problemi cui è andata incontro e l’importanza dei significati e dei riferimenti che ha inserito nell’opera?».

“Non è stato facile, per scrivere ho bisogno di entrare nella storia, identificarmi negli ambienti che costruisco. Quindi ho immaginato un mondo per me possibile, proponendo dinamiche che ho riconosciuto costanti nella storia e che mi hanno maggiormente colpito.

In questo modo è nata l’idea di un gruppo estremista e il conseguente attentato che ricalca quello terribilmente attuale del Bataclan a Parigi.

Nello stesso tempo cerco di rendere i personaggi, veri, umani, con le loro contraddizioni le loro fragilità e le loro paure, facendoli interagire con gli avvenimenti che accadono intorno a loro e che li trasformano.

Ma sicuramente nella letteratura di fantascienza c’è una sfida ulteriore: la credibilità scientifica. Così ho chiamato una mia amica biologa Laura Passeri e insieme abbiamo cercato di rendere il mondo creato il più scientificamente verosimile.”