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Impressionismo e avanguardie

Capolavori dal Philadelphia Museum. Dal 7 marzo al 2 settembre 2018, a Palazzo Reale di Milano.

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C. Pissarro - Paesaggio

Dal 7 marzo al 2 settembre 2018, a Palazzo Reale,si possono ammirare oltre 50 capolavori, provenienti dal Philadelphia Museum of Art; il museo, che venne inaugurato alla fine dell’Ottocento, ha beneficiato nel corso del tempo di importanti donazioni di opere da parte dei ricchi imprenditori americani, avidi collezionisti dei capolavori degli impressionisti e dei maestri delle avanguardie europee.

Dai paesaggi di Monet fino alle sperimentazioni di Picasso e Kandinsk, è possibile spaziare tra XIX e inizio del XX secolo, dall’Impressionismo al primo Novecento, alla scoperta della Parigi che cambia definitivamente il mondo dell’arte, conquistando anche chi vive dall’altra parte dell’Oceano. In  mostra, opere di artisti celeberrimi come Pierre Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent van Gogh, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, fino alle sperimentazioni di Georges Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Henri Matisse, Marc Chagall, Constantin Brancusi, Pablo Picasso, passando per il surrealismo di Salvador Dalí e Joan Mirò. A questi si aggiungono i lavori di tre grandi artiste: Mary Cassatt, Marie Laurencin, Berthe Morisot.

L’inizio del XX secolo è caratterizzato dal trionfo dei valori rivoluzionari nati nel secolo precedente. Armati di ideali utopici e credenze politiche, le avanguardie artistiche rimettono in discussione la grande eredità figurativa dell’arte occidentale e difendono nuovi ideali che vanno oltre l’apprezzamento puramente estetico. Pur rimanendo Parigi il fulcro indiscutibile dell’arte mondiale, si tratta comunque di un periodo fertile e sperimentale che riguarda tutta l’Europa.

In Francia, alcuni artisti, come Albert Gleizes, sviluppano un linguaggio cubista che rifiuta la prospettiva tradizionale e rompe con la rappresentazione illusoria della profondità. In Germania e in Austria, molti artisti lavorano sulle potenzialità della forma pittorica, alla ricerca dell’espressione del sentimento e dello stato d’animo.

L’astrazione fiorisce con artisti quali Vasily Kandinsky et László Moholy-Nagy che attribuiscono proprietà spirituali ed utopiche alle essenze della forma pura e al colore. In tutta Europa il Surrealismo esplora la relazione tra inconscio e realtà vissuta, utilizzando strategie di automatismo per interpretare sia visioni mentali che forme biomorfe (dal greco bìos=vita e morphé=forma. Il biomorfismo è una tra le forme iconologiche più importanti dell’architettura e dell’arte), come quelle che si possono notare, per esempio, nelle opere di Joan Mirò.

Il Surrealismo (v. 1924-1945) si inserisce tra le principali forme di avanguardie che comprendono:

  • Il primitivismo (1890-1920 e oltre)
  • Il fauvisme (v 1900-1910)
  • L’école de Paris (v. 1904-1940)
  • L’espressionnismo tedesco (v. 1905-1920)
  • Il cubismo (v. 1907-1917)
  • Il futurismo (v. 1909-1934)
  • Dada (1914-1924)
  • Il Bauhaus (v. 1919-1933)
  • scultura modernista (v. 1912-1943)

Per “avanguardia” si intende una posizione di rottura nei confronti delle istituzioni, dei valori, delle attitudini consolidate in campo artistico, che inizia all’incirca tra gli anni1850 – epoca della nascita delle avanguardie storiche, dopo Courbet – e 1914. Dal XIX secolo, il loro fine era di combattere per un nuovo programma, la modernità, fondato su due pilastri: l’autonomia radicale dell’arte e dell’artista e la valorizzazione dell’avvenire. Le avanguardie hanno persistito l’una dopo l’altra nella loro posizione di rottura che ha finito per imporsi come necessaria nella storia contemporanea dell’arte. L’avanguardia di ieri diveniva l’arte classica dell’indomani, lasciando spazio ad altre avanguardie.

Sorge tuttavia un interrogativo: in che modo gli artisti delle avanguardie, che non avevano una rendita o non erano sostenuti da un mercante, riuscivano a rimanere d’avanguardia, almeno ai loro inizi, ed imporsi come tali nell’ambitoartistico, senza sacrificare la loro arte per il denaro? Vendendo, ma in un altro ambito artistico: all’estero.

Dal Realismo all’Impressionismo, le avanguardie, sin dagli anni 1850, artisti come James Whistler (1834-1903), Henri Fantin-Latour (1836-1904) et Alphonse Legros (1837-1911), non esitarono a diversificare la loro produzione in base al mercato: avanguardista per la Francia, più banale per l’estero, utilizzando tale strategia in modo sistematico, soprattutto tra Parigi e Londra.

Lo stesso Édouard Manet (1832-1883), pur essendo agiato, ricorse al mercato internazionale per promuovere il suo lavoro. Camille Pissarro (1830-1903), saldamente ancorato all’eredità realista e membro del gruppo degli Impressionisti, sperò per tutta la vita di far uscire dalla miseria la numerosa famiglia , vendendo all’estero. La presenza in Inghilterra dei figli Lucien e Georges, dove egli stesso li aveva mandati a tale scopo, costituiva un ancoraggio sul mercato inglese. Pissarro trovò una soluzione per piacere agli estimatori inglesi: ”produrre cose graziose (…) come chiese, mercati, fattorie, campagne, stazioni, paesaggi…”

Anche i postimpressionisti si volsero all’estero, stringendo alleanze con avanguardie straniere, dapprima belghe, poi tedesche. Paul Signac (1863-1935), per esempio, aveva raggiunto l’avanguardia nel 1885, andando oltre l’impressionismo, per adottare il divisionismo di Seurat. Ben presto fu introdotto nell’ambiente dell’avanguardia di Bruxelles, ma come impressionista, venendo a far parte dei “XX”, il gruppo belga modernista.

All’estero, le opere divisioniste o « nabies », come quelle di Gauguin, Van Gogh o Cézanne, erano circondate da altre opere già legittimate sul mercato internazionale dell’arte, in modo particolare da quelle di Rodin o Renoir.

Ma il lavoro sulle parole era essenziale: in Germania, la mostra consacrata agli  “Impressionisti e neo-impressionisti tedeschi e francesi” (Deutsche und französische Impressionisten und Neo-Impressionisten),inaugurata nell’agosto 1903, non espose nessun quadro impressionista francese, nonostante il titolo.

Professionisti dell’arte si occuparono dell’esportazione dell’arte avanguardista parigina, avendo cura di preservare l’indispensabile sfasamento di informazioni tra i paesi, in quanto consapevoli dell’importanza che rivestiva nella creazione delle reputazioni.

Il mercante Ambroise Vollard (1866-1939), in particolare, che si definiva un professionista del ruolo dell’”immaginazione davanti alle tele”, puntava sia sulla presenza degli artisti sui mercati stranieri, per accrescere il loro costo reale e simbolico, sia sul paragone spontaneo dei clienti, per i quali all’estero le cose erano sempre più convenienti e le tele più belle; a partire da ciò, Vollard contribuì, in modo particolare, alla gloria di Gauguin, di Van Gogh e di Cézanne.

Da parte loro, gli artisti avevano osservato il percorso dei loro predecessori ed imparato dal loro esempio. Henri Matisse (1869-1954), considerato il miglior allievo di Signac, prima di passare al Fauvismo nel 1905, gli prestò molta attenzione e fece la stessa cosa nel 1906-1907, spedendo a Bruxelles solo tele ancora divisioniste, mentre egli era passato, dal 1905, ad una pittura completamente diversa.

Per quanto riguarda Pablo Picasso (1881-1973), avrebbe dichiarato, in fin di vita, che egli basava sempre “i propri movimenti sulla tattica di Vollard”.

Non esporre nulla a Parigi: questa nuova strategia fu completata da intelligenti retrospettive all’estero, che permisero alla pittura di Picasso e a quella di Braque di entrare nelle collezioni degli estimatori stranieri.

Possiamo quindi concludere che le avanguardie non si imposero unicamente grazie alla loro genialità, ma seppero inventare e stabilire il loro posto nella società e nell’arte della loro epoca attraverso strategie relative a creatività, esposizioni e presentazioni.

Bibliografia:

  • Pierre Bourdieu, Les règles de l’art. Genèse et structure du champ littéraire, Paris, Le Seuil, 1992 (2e éd., 1998)
  • Robert Jensen, Marketing Modernism in Fin-de-siècle Europe, Princeton, Princeton University Press, 1996
  • Nul n’est prophète en son pays ou la logique avant-gardiste : l’internationalisation de la peinture des avant-gardes parisiennes, 1855-1914, sous la direction de Christophe Charle, Université de Paris I – Panthéon-Sorbonne, 2005
  • Extraits du journal inédit de Paul Signac – II – 1897-1898, John Rewald éd.Rewald, John, La Gazette des Beaux-Arts, avril 1952, p. 264-284 (p. 273-275) ; Paris, 3 janvier 1898.
  • Ambroise Vollard, Souvenirs d’un marchand de tableaux, Paris, Albin Michel, 1937, p. 145.