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Elisabetta Sabato – Le vite fragili che nascondiamo al mondo

Un romanzo non facile, né da leggere né, tanto meno, da scrivere.

viteUn romanzo costruito sulla crudeltà dell’essere umano e della vita, di quest’ultima che sembra, a volte, accanirsi contro di noi, contro l’umanità, contro le protagoniste del nuovo libro di Elisabetta Sabato. Una, tante storie non facili da narrare, da ascoltare, ispirato a delle crude realtà che, a tratti, sembrano finte, impensabili, costruite ad hoc per la stesura del manoscritto e che, invece, sono più frequenti di quanto una persona possa immaginare.

Parla della vita, Elisabetta Sabato, parla delle vite delle sue protagoniste dai mille dubbi, mille debolezze ma che, agli occhi del mondo, cercano, sperano di mostrare un volto forte, un corpo senza cicatrici per non esporre ancora la propria fragilità alla crudeltà del destino. Sono vite segnate dalle conseguenze negative delle scelte, segnate dall’aver preso la strada sbagliata a quell’ultimo bivio, segnate dai valori ormai inesistenti, da tessuti sociali sgretolati, dagli altri esseri umani che ti passano accanto e ti ignorano, privi di compassione e amore verso il prossimo. Ogni giorno storie di violenza, di persone che si lasciano trasportare dalla vita, dalle debolezze della natura umana, incapaci di affrontare la vita e le sue miserie, non solo economiche, ma morali, in cui mancano i valori, fondamentali, con le quali bisogna crescere. E la famiglia, coloro che dovrebbero amarti più della loro stessa vita, non è più il luogo in cui rifugiarsi, in sfuggire alla crudeltà del mondo che ci circonda, ma diviene un luogo dal quale fuggire, in cui si è, nel migliore dei casi, incompresi.

Con una chiarezza disarmante, l’autrice ci costringe ad aprire gli occhi su un mondo diverso grazie al suo stile schietto e mai banale, senza smussare gli angoli per proteggere i propri lettori ma affilandoli e posizionandoli in bella vista per far comprendere appieno le difficoltà della vita. Senza parole dolci o abbellimenti inutili, l’autrice di parla della mancanza e della crudeltà della vita, dello stringere i denti, di rialzarsi dopo la vertiginosa caduta e continuare a camminare, un passo dopo l’altro, con una nuova cicatrice sul petto come fosse una medaglia al valore. Le vite descritte appartengono a tutti e a nessuno: sono le cadute, le ferite, l’ennesimo passo che cerchiamo di celare agli occhi del mondo, cercando di essere più forti degli altri, del destino; e cerchiamo di sopravvivere alle mancanze, alle fragilità, imparando a conviverci nel migliore dei modi.