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Ciclo di conferenze – Nuove Voci 2018

Giovani storici dell’arte dall’Università degli Studi di Milano al Museo Bagatti Valsecchi.

tiberino-trobaso-2Come da tradizione il Museo Bagatti Valsecchi torna ad accogliere il ciclo di conferenze Nuove Voci, oramai alla settima edizione. Tre appuntamenti, dal 12 al 26 marzo, danno luce a giovani storici dell’arte dell’Università degli Studi di Milano che per la prima volta presenteranno al pubblico gli esiti delle proprie ricerche accademiche, al di fuori delle aule universitarie. La serie di incontri di Nuove Voci ribadisce ancora una volta l’impegno del Museo Bagatti Valsecchi nell’ambito della ricerca e della valorizzazione culturale, che se da un lato rafforza il legame con l’istituzione universitaria, dall’altro testimonia l’investimento sulle giovani eccellenze che hanno la grande opportunità di esporre al di fuori della sfera universitaria il frutto dei loro studi.

Attraverso la voce di Agostino Allegri, introdotto da Giovanni Agosti con il quale si è laureato recentemente, il primo incontro sarà dedicato al lavoro di Gaudenzio Ferrari, in particolare al ciclo pittorico realizzato per la chiesa di Santa Maria della Pace in via San Barnaba a Milano. Il racconto della vicenda, di cui Allegri ipotizza una ricostruzione, ha origine con la realizzazione di un ciclo di pitture da parte di Gaudenzio Ferrari che, dopo la soppressione della chiesa nel 1805, vengono staccate in molte porzioni per poi approdare alla Pinacoteca di Brera, o perdersi nei meandri del collezionismo privato. A seguire Giulia Ghezzi, presentata da Rossana Sacchi e laureata in Storia e Critica dell’Arte nell’aprile 2017, racconterà l’affascinante storia di Federico Agnelli, incisore e capostipite di una famiglia di tipografi con bottega nella Milano del XVII secolo: ancora infiammata dalla rigorosa spiritualità della Controriforma, la città divenne sfondo di alcune delle manifestazioni più emblematiche dell’età barocca. Testimone di questi avvenimenti, Federico Agnelli (1626-1702), seppe darne una efficace traduzione visiva, in immagini e testi, andando incontro ai gusti più eterogenei del pubblico letterato e intercettando le novità più originali, divenendo oggi testimonianze di quei tempi. Il 26 marzo il ciclo si concluderà con l’intervento di Stefano Martinella, presentato da Jacopo Stoppa e iscritto al dottorato di ricerca in Scienze del patrimonio letterario, artistico e ambientale, sulla scultura lignea di Cinque e Seicento nel passaggio dal manierismo all’età barocca, con particolare attenzione a cori e tabernacoli lignei nel Verbano. Per rispondere alle norme dalla Controriforma in materia di arredo delle chiese, si assiste ad un fiorire di commissioni di altari e apparati lignei, affidati prima ad artisti provenienti da Milano e in seguito a maestranze locali. L’aggiornamento sul linguaggio manierista e poi barocco è continuo, al punto che in alcuni casi i manufatti sono sostituiti pochi decenni dopo da nuove opere più aggiornate. Tra i pochi esemplari sopravvissuti, quelli di Bartolomeo Tiberino testimoniano ancora oggi l’altissimo livello raggiunto dall’arte dell’intaglio ligneo nella prima metà del Seicento.

L’iniziativa gode del patrocinio dell’Università degli Studi di Milano ed è resa possibile grazie al supporto di Cinzia Buccellato, amica del Museo Bagatti Valsecchi.

Gli appuntamenti:

12 marzo, ore 18,30
Agostino Allegri
Gaudenzio Ferrari in Santa Maria della Pace a Milano (1541 – 1543)
Introduce Giovanni Agosti

19 marzo, ore 18,30
Giulia Ghezzi
Federico Agnelli. Un incisore e tipografo «d’ingegno svegliato» nella Milano barocca
Introduce Rossana Sacchi

26 marzo, ore 18,30
Stefano Martinella
Cori e tabernacoli lignei nel Verbano tra Cinque e Seicento
Introduce Jacopo Stoppa

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI